Avviare un’attività d’impresa nel web 2.0 è come costruire una casa: occorre il progettista, il muratore, l’idraulico, l’elettricista e una serie di soggetti ognuno esperto nel proprio ambito.

Vendere beni o prestare servizi on line non è banale e le scelte connesse a ogni iniziativa di e-commerce, alla realizzazione di un sito internet, all’utilizzo dei social network, allo sviluppo di app non sono affatto semplici; per questa ragione risulta necessario affidarsi a professionisti che curino la programmazione, la parte grafica, i profili fiscali, gli aspetti giuridici e così via.

Quando tali professionisti riescono a lavorare in squadra (e per farlo occorre un imprenditore 2.0!) condividendo idee, ragionando insieme sui problemi e studiando in team le soluzioni, allora è molto più probabile che la casa abbia muri solidi, impianti funzionanti e un design accattivante.

Questa premessa e la richiamata similitudine servono per affermare un concetto banale, ma spesso ignorato: le condizioni di contratto, le privacy policy, i vari disclaimer e ogni analogo contenuto legale presenti all’interno dei siti internet non sono testi standard e, per quanto sia forte la tentazione del copia/incolla, non devono essere riprodotti pedissequamente da altri siti per almeno due buoni motivi.

In primo luogo poiché ciò potrebbe risultare illecito.

La giurisprudenza ha già riconosciuto che le condizioni di utilizzo di un sito web sono astrattamente tutelabili dal diritto d’autore a norma della Legge 633/41, riscontrando nella forma espressiva delle medesime “un carattere soggettivo e individualizzato riconducibile all’attività creativa dell’autore”.

Si precisa che sussiste violazione del diritto d’autore non solo in presenza di una ripetizione integrale e abusiva dell’opera imitata, ma anche in caso di riproduzione parziale avente a oggetto i tratti essenziali, percepibile mediante una valutazione sintetica dell’opera nel suo complesso. Quindi non basta modificare qualche parola qua e là…

Inoltre se il copia/incolla avvenisse a danno di un concorrente, verrebbe commesso un atto di concorrenza sleale parassitaria vietato dall’art. 2598 c.c.: infatti, l’impresa che copia si approfitta di un investimento del concorrente per intraprendere la propria attività commerciale, risparmiando sui relativi costi.

In buona sostanza, quanto pubblicato in un sito internet non è di pubblico dominio, ma -se ne ricorrono i presupposti- merita tutela legale.

In secondo luogo (anche fingendo di ignorare quanto sopra esposto e ipotizzando che il soggetto “plagiato” non se ne accorga) riprodurre i contenuti legali altrui potrebbe essere contrario al buon senso e di fatto controproducente.

Si pensi a un’informativa sulla privacy in cui si fa riferimento a trattamenti di dati personali del tutto inconferenti o a disclaimer che contemplano casi palesemente non relativi all’attività d’impresa svolta. Oppure si consideri l’ipotesi in cui vengano copiati testi non corretti (per es. non aggiornati rispetto a norme più recenti) o non adatti (per es. se un’impresa opera nel B2C, ossia vende ai consumatori finali, allora deve considerare la normativa speciale non potendo copiare da un sito B2C).

In tali casi l’imprenditore potrebbe andare incontro a sanzioni pecuniarie con riferimento al trattamento dei dati personali (nel caso di informativa inidonea è prevista una sanzione amministrativa da € 6.000 a € 36.000, ovvero da € 2.400 a € 14.400 nei casi di minore gravità) e con riferimento al mancato rispetto delle norme sul commercio elettronico (in primis il d.lgs. 70/03) e sulla tutela del consumatore (d.lgs. 206/05).

Ma c’è un terzo aspetto da porre in rilievo.

Il sito internet, la pagina Facebook, l’app e ogni strumento utilizzato nel web 2.0 per fare business non è altro che il front end dell’impresa, pertanto quanto riportato nei legal terms, nella privacy policy, etc. deve trovare riscontro nelle procedure aziendali, nel modo di gestire gli ordini, nel trattamento dei dati per il marketing, etc.

Come risulta inutile riprodurre la facciata di una bella casa se mancano le fondamenta, così i contenuti legali non possono essere copiati aliunde, ma devono essere ricavati dall’attività d’impresa svolta in concreto e valutati con l’imprenditore, possibilmente nel corso del lavoro in equipe a cui si è fatto cenno.

(Articolo pubblicato sul sito www.ditedi.it)

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David D'Agostini
Avvocato, appassionato di diritto delle nuove tecnologie, proprietà intellettuale e industriale.