E’ (purtroppo) circostanza comune che, in occasione delle separazioni personali, la tensione e le incomprensioni tra i coniugi portino a una elevata conflittualità tra le parti. Ai classici contenziosi familiari (in tema di violazione dei turni di visita, affidamenti esclusivi, mancato pagamento degli assegni) si sono aggiunte, negli ultimi anni, diverse controversie aventi nuovi oggetti (tra i più curiosi l’affidamento di animali domestici, o gli obblighi di mantenimento degli stessi). Da questo scenario non poteva essere escluso il più famoso social network: Facebook. Potrà sembrare una cosa di poco conto, ma quando una coppia scoppia che qual è il destino delle foto pubblicate sul profilo di un coniuge?
Il caso appena ipotizzato è stato recentemente oggetto di disamina dal Tribunale di Napoli che, su impulso del marito, è stato investito della seguente richiesta cautelare d’urgenza: condannare la moglie alla rimozione di tutte le foto che lo ritraevano e che la consorte aveva pubblicato sul suo profilo Facebook.
Ebbene, il tribunale partenopeo ha rilevato come vi sia stata da parte della moglie la violazione degli artt. 10 c.c. (in tema di abuso dell’immagine altrui), nonchè 96 e 97 della legge n. 633/1941 (in tema dei diritti relativi al ritratto) in quanto, pur ammettendo che il marito avesse dato il consenso a essere ritratto nelle immagini, non vi era alcuna prova del consenso alla pubblicazione delle stesse foto. A chiusura del cerchio il Giudice ha ritenuto che “l’inserimento di una fotografia nelle proprie pagine del social network equivalga a pubblicazione in quanto potenzialmente idoneo a mostrare la foto a un pubblico indifferenziato di utenti, a differenza dell’inserimento della fotografia in un album o in una cornice conservati a casa”.
Non sono state, all’opposto, condivise le difese della moglie su due punti centrali che avrebbero potuto condurre la causa a un diverso esito:

1) le fotografie, ancorchè scattate in luoghi pubblici, non hanno ritratto eventi pubblici (con ciò facendo scattare un interesse pubblico alla diffusione), bensì solo la coppia;

2) le misure e le precauzioni che la moglie avrebbe adottato per limitare la visibilità delle foto solo “ad amici” e non a un pubblico indifferenziato non solo non sono state provate, ma – se anche impiegate – potrebbero essere facilmente aggirabili dai navigatori più esperti, senza contare che il numero di amici è facilmente incrementabile nel tempo.

Il Giudice, infine, ha posto in debito risalto che Facebook stesso ha specificato ai propri iscritti, nei termini di utilizzo del social network, che la pubblicazione delle immagini senza il consenso della persona anche nella c.d. zona riservata costituisce una violazione della legge italiana, con ciò denotando attenzione e sensibilità ai valori sottesi alla norma.
Da tali rilievi è conseguito l’accoglimento della richiesta cautelare e la condanna nei confronti della moglie a rimuovere le fotografie da Facebook in quanto:

a) sussiste la violazione del diritto all’immagine a seguito della pubblicazione delle fotografie su internet (cd. fumus boni iuris);

b) il diritto del ricorrente non può essere pregiudicato in modo irreversibile dall’attesa della definizione del giudizio di merito (cd. periculum in mora).

La sentenza si concentra essenzialmente sull’interpretazione della legge sul diritto di autore e, in particolare, delle disposizioni in tema di ritratto, tuttavia non approfondisce, a ben vedere, il diverso profilo della tutela dell’immagine quale dato personale ai sensi dell’art. 4, co. 1, lett. b del D.Lgs. 196/2003 (cd. Codice della privacy).
La novità della tematica avrebbe reso interessante affrontare tale argomento, tuttavia non è da escludere che in futuro possano ripresentarsi nelle aule di giustizia altri simili casi. Non resta, quindi, che attendere.

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Diego D'Agostini
Avvocato civilista interessato alle tematiche di diritto bancario, finanziario, societario e fallimentare. Appassionato di diritto delle nuove tecnologie e gambling.